Se l’Asse avesse vinto. Memoria e antifascismo in Primo Levi tra passato, presente e ucronia
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Abstract
Il saggio indaga il nesso tra Memoria e Antifascismo nella produzione saggistica di Primo Levi degli anni Sessanta e Settanta. A partire dalla definizione di fascismo elaborata nel saggio del 1975 Così fu Auschwitz, ricostruisce l’evoluzione della riflessione di Levi sul fascismo, inteso sia come fenomeno storico sia come possibilità politica ricorrente. Lo studio sostiene che le intuizioni già presenti in Se questo è un uomo vengano riconfigurate alla luce del riemergere dei movimenti neofascisti negli anni Sessanta. Nei suoi scritti commemorativi e giornalistici di questo periodo, Levi riafferma il legame costitutivo tra la memoria dei crimini perpetrati dalle forze fasciste durante il secondo conflitto mondiale e l’eredità etico-politica dell’antifascismo. Tale legame viene articolato attraverso il ricorso all’ipotesi allostorica della vittoria dell’Asse – lo spettro controfattuale di un progetto di dominazione razziale la cui sconfitta storica non ne neutralizza il potenziale latente. Il saggio si conclude con una lettura del racconto Oro, dal Sistema periodico (1975), come momento culminante della riappropriazione e reinterpretazione, da parte di Levi, della propria esperienza partigiana.
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