Il perché del nostro destino, del nostro essere oggi qui. Le curae chymicorum e l’acutezza dell’ingegno ebraico

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Alberto Cavaglion
https://orcid.org/0009-0009-6414-8753

Abstract

L’articolo affronta la questione dell’ebraismo in Levi: nel periodo che precede e accompagna l’ingresso dello scrittore nella facoltà di Chimica. L’analisi si fonda su alcune fonti poco conosciute, in particolare il capitolo Gli Ebrei e la chimica dell’opera Sesso e carattere di Otto Weininger (1903), un classico della letteratura antisemita, il luogo dove ha origine lo stereotipo dell’«acutezza» ebraica, che ritorna nel finale del capitolo su Ulisse di Se questo è un uomo. Quel libro e quel concetto riemergeranno negli anni Settanta, al momento della stesura del Sistema periodico, il cui titolo in un primo tempo, Levi voleva che fosse Curae chymicorum, espressione tratta sempre dall’opera di Weininger.

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Biografia autore

Alberto Cavaglion, Università di Firenze

Alberto Cavaglion ha insegnato Storia dell’Ebraismo all’Università di Firenze; fa parte del Comitato scientifico del MEIS di Ferrara e del direttivo della «Rassegna Mensile di Israel»; ha curato l’edizione commentata di Primo Levi, Se questo è un uomo, 2012; tra i suoi lavori recenti: Verso la Terra promessa. Scrittori italiani a Gerusalemme da Matilde Serao a Pier P. Pasolini, 2016; Guida a ‘Se questo è un uomo’, 2020; Decontaminare le memorie. Luoghi, libri, sogni, 2021; La misura dell’inatteso. Ebraismo e cultura italiana 1815-1988, 2022; La filosofia del pressappoco. Weininger, Sesso e carattere e la cultura del Novecento, 2025; Nella notte straniera. Gli ebrei di St Martin Vésubie, 2025; Leggere Svevo, 2026.