Qualche riflessione sugli affreschi di Buffalmacco nel Camposanto di Pisa
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Abstract
L’articolo focalizza l’attenzione su un frammento grafico presente nella sinopia del Giudizio e propone di identificarlo con una prova d’affresco per la stessa scena dipinta nel tabellone della Tebaide; questo verrebbe quindi eseguito in epoca successiva. Accogliendo poi il parere secondo il quale la cellula collocata in alto a destra nel riquadro con l’Inferno voglia alludere a un episodio di politica trecentesca pisana, ovvero la «congiura di san Martino», avanza l’ipotesi che ai perdenti di questa vicenda, ossia Ceo e Benedetto Gualandi, possano alludere il personaggio nudo che viene inserito ‘direttamente’ nelle fauci del mostro infernale e quello al quale un diavolo strappa le viscere, sovrastato dalla parola «Simon». I rapporti tra le figure affrescate da Buffalmacco e alcune protomi scolpite sulla facciata esterna del Camposanto, attribuite a Giovanni di Balduccio, sollecitano inoltre una riflessione sulla datazione di queste ultime e sull’occasione della loro esecuzione. Ricondotte a un momento precedente la partenza dello scultore per Milano, ossia il 1335-36, potrebbero essere state eseguite nel 1329 per celebrare la riconquistata libertà pisana dopo l’occupazione della città da parte di Ludovico il Bavaro. Infine, l’articolo individua in una protome posta fra due archeggiature nel cosiddetto chiostro del Camposanto, una testa marmorea che potrebbe identificarsi con un ritratto di Dante.
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