Un neoeleatismo zenoniano? La dialettica scettica di F.H. Bradley e Giorgio Colli
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Abstract
M. Visentin ha individuato un tratto ‘neoparmenideo’ nella filosofia italiana del Novecento, caratterizzato dal rifiuto della metafisica come tentativo razionale di fondare l’esperienza. Questo saggio esplora un diverso tratto neoeleatico della filosofia contemporanea, concentrandosi su due figure apparentemente disparate: F.H. Bradley, presunto seguace britannico di Hegel, e Giorgio Colli, presunto seguace italiano di Nietzsche. Attraverso un’analisi comparata – sia storica sia concettuale – della loro logica e della loro metafisica, si delinea un neoeleatismo ‘zenoniano’. La dialettica neozenoniana, non speculativa come quella hegeliana ma aporetica e scettica, si richiama al Parmenide di Platone, a Kant e a Herbart per rilevare le contraddizioni strutturali del pensiero discorsivo. Tuttavia, essa non conduce Bradley e Colli allo scetticismo o all’antimetafisica, bensì a un ‘esperienzialismo radicale’ fondato su una paradossale critica razionalistica della metafisica razionalistica.
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