Nelle braccia della nutrice: contatto, distacco e maternità tragica nell'Ipsipile di Euripide

Contenuto principale dell'articolo

Michele Di Bello
https://orcid.org/0009-0003-2861-4709

Abstract

Il presente contributo esamina il ruolo centrale dell’interazione scenica tra Ipsipile e Ofelte nell’Ipsipile di Euripide. Il loro legame di contatto e distacco costituisce un fulcro tematico ed emotivo fondamentale della tragedia. Ofelte non è semplicemente un bambino, ma il simbolo della trasformazione di Ipsipile da regina a schiava e nutrice. Attraverso il rapporto fra la balia e il suo trophimos, Euripide mette in scena l’intreccio tra maternità, perdita e identità, evidenziando la condizione della protagonista come madre apparentemente privata dei propri figli biologici. Tenere il bambino in braccio e poi deporlo in un momento fatale non è solo un gesto drammatico, ma un potente strumento di comunicazione scenica che coinvolge il pubblico nell’esperienza di maternità surrogata vissuta da Ipsipile. Questo saggio analizza il significato teatrale e simbolico di questa relazione, confrontandola con altre figure di nutrici nella tragedia e nell’epica greca.

Dettagli dell'articolo

Biografia autore

Michele Di Bello, Scuola Normale Superiore/University of Bristol

Michele Di Bello ha conseguito la laurea triennale in Lettere Classiche e la laurea magistrale in Filologia e Storia dell’Antichità all’Università di Pisa. Allievo del Corso ordinario in Lettere e Filosofia (Storia Antica e Filologia Classica) alla Scuola Normale Superiore, è attualmente dottorando presso la University of Bristol.