Nelle braccia della nutrice: contatto, distacco e maternità tragica nell'Ipsipile di Euripide
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Abstract
Il presente contributo esamina il ruolo centrale dell’interazione scenica tra Ipsipile e Ofelte nell’Ipsipile di Euripide. Il loro legame di contatto e distacco costituisce un fulcro tematico ed emotivo fondamentale della tragedia. Ofelte non è semplicemente un bambino, ma il simbolo della trasformazione di Ipsipile da regina a schiava e nutrice. Attraverso il rapporto fra la balia e il suo trophimos, Euripide mette in scena l’intreccio tra maternità, perdita e identità, evidenziando la condizione della protagonista come madre apparentemente privata dei propri figli biologici. Tenere il bambino in braccio e poi deporlo in un momento fatale non è solo un gesto drammatico, ma un potente strumento di comunicazione scenica che coinvolge il pubblico nell’esperienza di maternità surrogata vissuta da Ipsipile. Questo saggio analizza il significato teatrale e simbolico di questa relazione, confrontandola con altre figure di nutrici nella tragedia e nell’epica greca.
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